L’allergia alla frutta secca è una delle allergie più diffuse e anche una delle più insidiose.
L’arachide, insieme alle nocciole sono i frutti più incriminati, ma si può essere allergici anche alle mandorle, alle noci, ai pistacchi, ai pinoli e alle noci pecan.
In America dove il burro di arachidi è utilizzato in modo esteso, l’allergia alla arachide è molto diffusa, mentre in Italia si aggira intorno al 10% della popolazione con un trend in aumento. Questo è dovuto ad un consumo sempre maggiore di prodotti alimentari industriali che contengono frutta secca o che subiscono contaminazione, in aggiunta alla notevole diffusione del consumo del burro di arachidi anche tra i nostri giovanissimi.
Le allergie alimentari possono presentarsi con sintomi diversi e con gravità crescente.
Si possono avere sintomi lievi che riguardano solo il cavo orale, le labbra o la lingua (gonfiore del labbro o della lingua, pizzicore a livello del palato) oppure vomito o diarrea se è interessato tutto l’apparato gastrointestinale. Altri sintomi possono essere ostruzione nasale, lacrimazione, senso di costrizione alla gola fino ad arrivare alla reazione più grave rappresentata dallo shock anafilattico, che può portare al decesso del paziente.
Si tratta di una sintomatologia complessa con difficoltà respiratorie, ipotensione arteriosa e compromissione dello stato di coscienza.
In questi casi la somministrazione di adrenalina può essere salvavita.
Sapere pertanto di essere allergici alla frutta secca è decisamente importante.
Non mangiare frutta secca non vuol dire solo non ingerire questo alimento interamente, ma riuscire ad individuarlo anche come tracce, perché chi è gravemente allergico, può morire anche per piccolissime quantità.
La frutta secca infatti è un contaminante di numerose preparazioni industriali e di cibi pre-confezionati, utilizzata per modificare il sapore o cambiare la consistenza.
Poiché il lavoro, la scuola, i viaggi di piacere ci spingono sempre più a mangiare fuori casa o a consumare cibi confezionati, è importante sapere che si possono trovare tracce di frutta a guscio in:
- Alimenti vegetariani (arrosti, cotolette, hamburger, piatti pronti).
- Barrette ai cereali.
- Bevande (alcune bevande al latte/yogurt e alcune marche di cioccolata calda), orzata. Bevande alcoliche (per es amaretto). Bevande al latte.
- Burro, margarina.
- Caramelle, cioccolato (praline e cioccolato con frutta a guscio), confetti, torrone, marzapane, pasta di mandorla e di noci, croccanti.
- Carne e pesce (soprattutto quella già preparata impanata o in pastella, timballi di carne, alcuni hamburger, salsicce, salumi, affettati) e in numerose altre preparazioni.
Cosa può fare quindi il paziente?
In primo luogo essere attento a sintomi importanti quando mangia un alimento, in particolare se sente che si gonfiano le labbra o la lingua, se avverte un senso di chiusura delle vie respiratorie. Meno gravi e sicuramente meno specifici possono essere i rash cutanei ovvero macchioline che compaiono sul viso o chiazze che compaiono sul corpo.
Altro elemento da memorizzare è la ripetibilità della sintomatologia associata all’ingestione sempre dello stesso alimento.
Tutto questo è importante da ricordare e da riferire al medico perché gli permette di orientarsi sulla diagnosi e sull’eventuale tipologia di test da effettuare.
Altro consiglio è quello di leggere attentamente le etichette dei prodotti confezionati, ma soprattutto provare a mangiare alimenti freschi e piatti preparati in casa, dei quali si conosce la composizione.
Un attenzione particolare merita lo shock anafilattico che mette a rischio la vita del paziente. E’ necessario inquadrare bene la sintomatologia e effettuare un percorso diagnostico corretto, magari anche in ambiente ospedaliero e provvedere, nei casi opportuni, a fornire al paziente l’adrenalina da portare sempre con sé.
